Una grande storia d’amore

Inizia a fare il necessario…
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Cos'è l'amore? L'amore può durare per sempre? Ecco come gli antichi miti raccontano l'amore..

C'era una volta, molto molto tempo fa, una fanciulla che viveva in una terra lontana.

Il nome di questa fanciulla era Sati शाटी il cui nome significa donare amore e la cui virtù era la bontà. Sati si innamora del grande Shiva, dio maschile per eccellenza e maestro dello yoga. Sati era la figlia del re, incredibilmente bella e timida, mentre il re Daksha, era un re terribilmente tradizionalista che cercava di mantenere in tutti i modi la tradizione e le sue regole. Devota a Shiva a tal punto di innamorarsene, Sati, nascondeva il suo amore al padre, il quale non era il fan numero uno di Shiva. Il compagno ideale per la figlia non poteva essere di certo un ragazzo in antitesi proprio con il re Daksha... con i dreadlock, coperto di cenere dei morti, famoso per il pessimo carattere e rimasto seduto in meditazione per migliaia di anni. Egli portava sempre con se un teschio, cui si narra fosse una maledizione lanciata da Brahma quale ventetta. Shiva infatti gli tagliò una delle cinque teste durante una battaglia... ma questa è un'altra storia.... Il Dio inoltre, era solitario e viveva in cima alle montagne, sul Monte Kailash, piuttosto che avere a che fare con la vita mondana. Infine, oltre a consumare droghe e danzare per puro piacere, amava tutti, animali compresi, soprattutto i più brutti e meno amati,quali ragni, serpenti, ecc... Così Sati crebbe tra beltà e bontà, e all'età da marito, il padre, re Daksha, organizzo una festa in onore della figlia alla quale invitò tutti gli uomini "single" . Tutti tranne Shiva, il famoso Dio anticonformista e anticonvenzionale. Sati, di cuor gentile, per non nuocere al padre fece conoscenza con tutti gli ospiti, ma al momento di decidere, getto in aria la ghirlanda di fiori che aveva al collo e pronunciò il nome di Shiva, suo prescelto, che apparve in cielo ed indossando la ghirlanda come da tradizione, si posò al fianco di Sati.

Così i due amati si sposarono, mentre il re rimurginava la sua vendetta. La figlia non poteva aver sposato l'uomo che tanto disprezzava, così dopo il matrimonio organizzo una festa ed in quanto re, invitò tutti... ma proprio tutti tutti... tranne Shiva orvviamente. La giovane sposa decise di partecipare alla festa seppur profondamente dispiaciuta per la provocazione del padre, così da potergli parlare, ma arrivata allo Yagna, festa in onore degli sposi, il padre non solo si rifiutò di parlarle, ma umiliò la coppia commentando che la figlia si era sposata con il "Dio delle Bestie". Sati, profondamente offesa, esclamò: “Visto che tu mi hai donato questo corpo, io non voglio più essere associata a questo”. Sati si sedette in meditazione ed iniziò ad accrescere il suo fuoco interno fino a quando non iniziò a bruciare fino a diventare cenere. Shiva rimasto sul monte Kailash attendeva la sua sposa in mediazione e subito ebbe la visione di ciò che era successo alla festa. Dopo un mare di lacrime, e di dolore, arrivo l'ira, violenta e furibonda. Shiva iniziò a strapparsi i vestiti e persino le trecce rasta una ad una dalla testa.

Da una di quelle trecce lanciate con rabbia al suolo si dice nacque VIRABHADRA, l'eroe buono o l'eroe d'acciaio. Shiva gli ordinò di tagliare la testa del re e di berne il sangue. VIRABHADRA si incamminò verso la città di Yana, nella casa di Daksha. Ruggendo Viradhabra sbucò dalla terra e taglio la testa del re cattivo. Poco dopo Shiva si recò sul posto e vedendo solo distruzione e morte intorno a se, l'ira del Dio si trasformò in un profondo dolore. Spinto così dalla compassione verso il suocero, cerco il corpo del re per potergli ridonare la vita. Gli diede così una nuova testa non umana però, ma di una capra, così da ricordare all'uomo fin dove il suo ego lo avessi condotto alla distruzione. Shiva raccolse poi i resti della moglie e torno alla sua caverna in solitudine. Ma non amareggiatevi troppo. Sati rinacque in Uma, conquistando nuovamente il cuore di Shiva.

Morale 1: Ecco che Daksha rappresenta dunque l'ego, il re del nostro regno, che distrugge Sati, l'amore, il cuore.... Sati si innamora, e quindi è totalmente proteso, verso il sé più alto, lo spirito, Shiva o verso un'equilibrio interiore. Grazie all'intervento di Shiva, lo spirito elevato, lo spirito dello yoga, l'ego viene neutralizzato, non distruggendolo completamente, ma rimettendolo al posto che gli spetta, non prominente e a dominio della mente. La battaglia a sua volta è quella del nostro io interiore, la lotta di ogni uomo contro le sue cattive tendenze, contro il falso sé e Shiva sostituendo in ultimo la testa di Daksha con quella di un animale dimostra come l'ego non viene totalmente annullato ma spostato da una una più adeguata dimensione. Lo strumento utilizzato è la disciplina yogica propria degli eroi, come Arjuna della Bagavat Gita. Ricordo che i "guerrieri" sono in india la casta di re, principi e amministratori in genere, seconda solo a quella dei brahamani. Guardiamo un attimo anche il ruolo del nostro amico eroe Vira (per gli amici :) Secondo una lettura un pò più complessa ma la mia preferita, Virabhadra sta sorgendo dalla terra. Vi ricordate da dove nasce Virabhadra? nasce da una ciocca di capelli di Shiva lanciata a terra. Quindi prima di andare a cercare ed uccidere Daksha, Virabhadra deve "tirarsi fuori" dalla terra, TOGLIENDO tutto ciò che è sopra di lui per emergere. Deve eliminare tutto ciò che lo lega a piani bassi, al mondo materiale. Ed è questo un pò anche il senso dello Yoga: aiutarci ad eliminare tutto ciò che non ci serve, abbandonare il superfluo, fare spazio....

Morale 2: è importante agire davanti alle ingiustizie dirette verso di noi o gli altri, ma anche che ogni singola nostra azione porterà delle conseguenze e che quindi i nostri gesti non devono essere ciechi… ricordiamoci della rete di Indra ;)

Ogni azione è seguita da una reazione. Questa è la legge della natura.

Gheranda Samhitâ