I Guerrieri: fluire con coraggio e gioia

Yoga time: “Om” “All’inizio era la parola, e la parola era Dio” Giovanni I, I
2 Gennaio 2018
Difficilmente esci da una classe yoga senza non eseguire almeno una delle tre figure di Virabhadrasana.  Virabhadrasana è tradotta come la posizione del guerriero, anche se, la traduzione italiana e inglese di "guerriero" o "warrior", non rispecchiano pienamente il significato.  Come abbiamo visto nell’articolo precedente, Virabhadrasana è un nome proprio di una divinità induista, composto da due parole: Vira e Bhadra.  
Vira ( वीर ) significa eroe. Ed ecco un uomo coraggioso, un uomo giovane o un figlio maschio. Dalla radice di questo termine, ha origine il latino Vir, uomo, da cui deriva virile.  Lingue quali l'italiano, l'indi... e prima latino e sanscrito, hanno infatti una comune origine tra le genti indoeuropee che 3-4.000 anni fa popolavano l'asia centrale e sono numerosi i termini che hanno uguale radice. Senza andare troppo fuori tema, fuoco in latino è igni, agni in sanscrito, come il Dio Agni e madre in latino si dice mater e in sanscrito mata. Caso piuttosto raro, il fatto che il sanscrito è rimasto praticamente invariato nel pantheon linguistico, in quanto lingua rituale. Analogia che ritroviamo nel latino.
Bhadra (भद्र), significa amico, buono, benevolo, di buon auspicio... ma anche ferro, acciaio, e altri diversi concetti. 
Antichi testi raccontano:
"Virabhadra entrò allo Yagna dal sottosuolo, spingendosi verso la luce con le sue due spada sopra la sua testa."
Ecco il collegamento a Virabhadrasana I.
Virabhadrasana I rappresenta l'eroe mentre si reca a Yaga, alla festa del Re Daksha con lo scopo di uccidere tutti, decapitare il re e berne il suo sangue. È qui che troviamo il collegamento tra la tragica storia d’amore e vendetta e le figure che eseguiamo durante la pratica... Virabhadra entrò allo Yagna dal sottosuolo, spingendosi verso la luce con le sue due spada sopra la sua testa. È solido come questo elemento e da esso trae la sua grande forza. Inoltre il fatto che riemerge dalla terra potrebbe simboleggiare la rinascita, o il lasciar andare, l'eliminare il superfluo. Questa posizione è tradizionalmente connessa infatti con la stabilità, sottolineata dalle gambe molto larghe, con il primo chackra e con la ricerca di forza interiore. 
Dopodiché, Virabhadra si mostrò agli invitati con le spade sguainate, pronto a colpire. 

Virabhadrasana II Virabhadrasana II rappresenta l'eroe mentre prende chiaramente la mira, con la spada o forse con l'arco, per sconfiggere il suo nemico, con la vittima davanti agli occhi. Il dito medio della mano davanti indicando il bersaglio, mentre la mano dietro regge l’altra spada. Virabhadrasana II acuisce la concentrazione della mente come poche altre posizioni. Sarà una coincidenza, ma molte persone assumono in questa posizione un'espressione molto seria, corrucciata, come se stessero per vendicare Sati...
Infine, Virabhadra alzò la spada in aria e, come indicato da Shiva, con velocità e precisione tagliò la testa del re Daksha.

Questa scena è evidenziata in Virabhadrasana III Virabhadrasana III è una posizione molto diversa dalle due precedenti, si abbandona la solidità e la forza a favore della ricerca di una condizione di equilibrio. Rappresenta il momento in cui viene inferto il colpo di spada con cui viene recisa la testa di Daksha oppure la freccia scoccata dall'arco dell'eroe.
Più in profondità, guerriero, spada e colpo oppure e arcere, arco e freccia  sono una cosa soltato, così come uomo, spirito e divinità, protési verso il ricongiungimento, fulcro delle tradizioni non dualiste dove le divinità erano sia creatori che distruttori. L'ego è ormai vinto, l'eroe cerca pace. Ucciso Daksha, Shiva ha compassione e ritrova il proprio equilibrio, centro dell'universo.
Concludo citando Shri T. Krishnamacharya:

"Lo Yoga è il più grande dono dell’India al mondo."